sabato 11 luglio 2015

Novena del Carmine, quinto giorno


Maria nel cenacolo

I carmelitani, nell'erigere il primo monastero sul Monte Carmelo e presso la fonte di Elia, si sono rifatti al cenacolo di Gerusalemme, mettendo al centro delle loro celle l’oratorio, così chiamandolo a modo del cenacolo. L’oratorio è stato il luogo del convenire dei frati, il luogo dello spezzare il pane, il luogo della preghiera comune, il luogo ove attorniarsi alla Madonna, chiamata Beata Vergine Maria del Monte Carmelo e Stella Maris. Infatti la lunga strada che si inerpica da Haifa al Monte Carmelo si chiama Via Stella Maris e la scritta è in latino, in ebraico e in arabo. Stella Maris perché dal Monte Carmelo è sottostante il mare mediterraneo. 

PERU' - 1999
Vergine del Carmelo
Perché l’oratorio è stato il richiamo al Cenacolo? Per un duplice motivo. I carmelitani per il loro stile di vita si sono rifatti alla comunità primitiva di Gerusalemme, descritta nel capitolo secondo degli atti degli apostoli; ove erano un cuor solo e un’anima sola, avevano tutto in comune, erano assidui nella preghiera al tempio, nell'insegnamento degli apostoli ecc. ecc. 
Il secondo motivo è stato perché Maria, dopo l’ascensione di Gesù al cielo raccolse fratelli e sorelle, discepoli e apostoli nel cenacolo. Raccolti in preghiera nell'attesa della discesa dello Spirito Santo. Maria in quel contesto è stata la madre della chiesa. Lei ha raccolto attorno a se la chiesa nascente e in quei dieci giorni che hanno preceduto la pentecoste, si sono intrattenuti a parlare di Gesù, di quanto aveva loro lasciato in eredità e che avrebbero trasmesso a tutte le genti, andando per il mondo a evangelizzare.

I carmelitani che hanno edificato il monastero erano eremiti che vivevano alla presenza di Dio sul modello di Elia, erano pellegrini ed erano crociati che avevano deposto le armi, si sono tutti ritrovati a vivere come fratelli attorno a Maria, costituita sorella e madre.

Noi abitualmente stentiamo a entrare in sintonia con persone che sono lontane da noi, non hanno le nostre stesse radici, cultura, sensibilità e quant'altro. I carmelitani che si sono costituiti in fraternità venivano dalle varie provenienze, avevano sensibilità ed esperienze diverse; ma si sono posti sotto il manto della Madonna e hanno voluto vivere come suoi figli e fratelli tra fratelli, sul modello di Cristo che si è fatto fratello tra fratelli, incarnandosi nel seno di Maria, che lo ha generato.

USA - 2012

Questo ci dice che le differenze tra noi non sussistono più quando, per fede, sappiamo che da Dio, per mezzo di Gesù siamo convocati e radunati per essere un cuor solo e un’anima sola. Se ci atteniamo solo agli elementi umani notiamo le varie differenze che ci contraddistinguono, e magari ci contrappongono; ma se abbiamo uno scatto di fede, superiamo le differenze e ci conformiamo ad essere un cuor solo, in nome di Gesù e di Maria. Allora possiamo cantare tutti insieme: 

“Ci ha riuniti tutti insieme Cristo amor, 
godiamo ed esultiamo nel Signore”.

ANGUILLA - 1975
Maria, Giovanni e la Maddalena
Pensiamo come hanno trascorso quei dieci giorni i fratelli e le sorelle, i discepoli e gli apostoli convocati da Maria nel cenacolo. Ella è stata costituita madre di tutti noi quando Cristo Gesù crocifisso, con ai suoi piedi Maria e Giovanni, ha detto a Giovanni: “Ecco tua madre” e alla madre: Ecco tuo figlio”. In Giovanni ci eravamo tutti noi, cui ci è affidata Maria come madre. Maria ha assunto questo ruolo di madre della chiesa affidatole da Cristo Gesù, e in questa veste ha convocato la chiesa nascente, perché avesse il suo sigillo con la discesa dello Spirito Santo, dopo averlo interrottamente pregato.

Nello stesso tempo possiamo solo immaginare cosa Maria, nel cenacolo con i suoi, ha potuto comunicare del suo Figlio e cosa gli apostoli hanno condiviso con lei. Una conoscenza ed esperienza comune di vita con Cristo e in Cristo.

Il modello di tante diversità riunite, in un cuor solo e un’anima sola, deve essere sempre presente nei nostri organismi ecclesiali e carmelitani in particolare, Terz'Ordine come Confraternita, gruppi parrocchiali come comunità parrocchiale. Siamo sempre convocati da Maria per mezzo di Cristo Gesù che ci invitano a non far rilevare le differenze che ci distinguono e ci possono contrapporre, quanto ciò che per fede e vocazione di vita nel Carmelo ci unisce. E sarà nostra pace.

Maria ci è posta, nella esperienza di vita e spiritualità carmelitana, come modello di vita in Cristo. Nelle varie circostanze ed esperienze di vita a Lei e all'annuncio del vangelo del regno, proclamato da Cristo Gesù, dobbiamo riferirci.


P. Anastasio Francesco Filieri O Carm

venerdì 10 luglio 2015

Novena del Carmine, quarto giorno


SMOM - 2005
Madonna col Bambino
Maria madre ai piedi dell’altare della croce

Maria ha dato alla luce il Figlio di Dio incarnato ed è la madre di Dio. Come facente parte della nostra umanità, Gesù è fratello tra fratelli. Anche lui ha avuto, come tutti noi, una madre. Questa ci è stata donata, da Cristo steso, sull'altare della croce. Oltre il dono della sua vita, prima del “consummatum est”, del tutto è compiuto, Cristo Gesù ha donato a noi quanto gli rimaneva: sua madre, posta in quel momento ai piedi della croce.

Tutto il percorso di Maria è stato un attendere totalmente al figlio che il Padre gli ha dato di generare. Per lei non è stato un percorso facile di madre. All'annunzio dell’angelo era promessa sposa a Giuseppe e, affidandosi completamente al suo Signore, non ha condiviso con Giuseppe la sua maternità per opera dello Spirito Santo. Ha lasciato che Giuseppe, vedendola gravida, pensasse di ripudiarla in segreto. Dio stesso, cui Maria si era totalmente affidata, ha provveduto a inviare l’angelo e dirgli che quanto in lei era opera dello Spirito Santo.

Maria ha dovuto lasciare Nazaret mentre era incinta. Nessuna madre avrebbe mai voluto che il proprio figlio nascesse lontano dai familiari e in una grotta. La gioia di Maria sarà stata grande nel vedere venire i pastori, annunziati dall'angelo, ad adorare l’Emanuele, il Dio con noi. In quel momento, possiamo immaginare, quanto Maria abbia sentito, in se, di essere la madre di Dio, per quanto il Padre ha fatto susseguire gli eventi; e più ancora dopo, con l’adorazione dei magi.


Vaticano - 1995
Gesù tra i dottori
Il suo ruolo di madre e di madre del suo Signore lo ha avvertito più ancora quando avendolo smarrito nel ritorno a Nazaret, dopo essere stata al tempio in Gerusalemme, non lo ha visto più nella carovana. Lo aveva smarrito. Smarrire un figlio, per ogni madre è uno strazio insopportabile. E il rimprovero di madre, ritrovatolo, è stato naturale: “Figlio perché hai fatto a noi questo? Al rimprovero della madre Gesù ha replicato facendogli prendere ancora più coscienza, che a lei è stato affidato il Figlio che il Padre Dio ha donato per l’umanità, per cui Gesù a questa apparteneva. 


Chiare e forti le parole di Gesù:”Non sai che io devo attendere alle cose che riguardano il Padre mio”?. Non perché Maria non lo sapesse; ma perché, in quel momento di smarrimento, l’istinto materno è stato più forte del sentire che le era stata affidata una missione divina.

Dopo questa esperienza, il vangelo ci dice che Gesù cresceva nella casa di Nazaret, in sapienza e bontà, presso Dio e presso gli uomini. Qui Maria ha espresso tutto il suo sentire di madre, più ancora il suo essere in funzione di Gesù, il suo essere in profonda comunione con Gesù, figlio suo e figlio di Dio.

Per noi carmelitani questa esperienza di Maria è molto importante, perché la nostra regola di vita ci esorta a “vivere in ossequio a Cristo e lui servire con cuore puro e retta coscienza”. Pensate un po’ quanto Maria ha vissuto, nella sua casa di Nazaret nell'ossequio a Cristo, nell'attendere a lui, nell'ascolto di lui. 


Per questo Maria è il modello di vita in Cristo, per questo noi carmelitani la riteniamo e la veneriamo come sorella e madre 
nel cammino di fede in Cristo, della nostra vita.

Vivere nell'ossequio a Cristo Gesù significa porre la propria vita in funzione al vivere in Cristo. Qui risuona l’apostolo Paolo che afferma: “il mio vivere è Cristo”. Maria ci unisce a Cristo e la devozione a Maria è funzionale al vivere la dimensione di portarci a Cristo, ad avere con lui la stessa familiarità di Maria.

VATICANO - 2010
Sofferenza di Maria
(Caravaggio)
La somma della maternità di Maria madre la si è avuta sul Calvario. Maria non ha smesso di accompagnare Gesù nel suo percorso di annunzio del regno di Dio, per strade e villaggi. Ma l’accompagnamento totale di Maria è stato nell'affiancarlo sul percorso che conduceva al Calvario, con Gesù caricato della croce. In quei momento, per Maria. è come se il cordone ombelicale non si fosse mai staccato. La sofferenza di Gesù è stata la sua, e forse più forte; perché ogni madre vorrebbe sottrarre le sofferenze al proprio figlio e subirle in proprio. 

Ai piedi della croce Maria ha visto il figlio beffeggiato:”Se sei figlio di Dio discendi dalla croce”. Prima di reclinare il capo e morire un ultimo grande gesto. A Giovanni e per lui a tutti noi ha detto:”Ecco tua madre”. E Maria è stata costituita nostra madre di noi tutti, per mezzo di Giovanni, mentre era ai piedi della croce. Così è stata costituita la pietà, come l’anno vista gli artisti. 


P. Anastasio Francesco Filieri O Carm


giovedì 9 luglio 2015

Novena del Carmine, terzo giorno



SMOM - 2004
Visitazione
Visita di Maria ad Elisabetta

Verso Maria abbiamo un sentimento di amore verso di lei, come per una madre, perché dalla nascita a Betlemme e fin sotto la croce, Maria è stata attenta a condividere la sorte degli uomini. In Lei un istinto materno di attenzione e dedizione verso Cristo Gesù nel condividere la sua vita. Questa attenzione l’ha estesa a tutti noi. Ricordiamo quanto avvenuto in Cana di Galilea.

La sua premura verso le persone, la sua attenzione e dedizione, l’ha portata da sua cugina Elisabetta che attendeva la nascita di Giovanni, il precursore del Messia, a condividere il peso della sua attesa materna. Del gesto di Maria, della sua premura, la stessa Elisabetta ha avuto modo di apprezzare:”
A che debbo che la madre del mio Signore venga da me
”? 
Subito dopo Elisabetta ha esclamato:”Beata te perché hai creduto alle parole dell’angelo”. Parole che riflettevano il suo disagio nel trovarsi dinanzi a colei che si è fatta serva della parola di Dio, di fronte all'angelo Gabriele, l’inviato del Signore; la differenza di suo marito Zaccaria, che ha creduto impossibile che da lui, avanti negli anni, e da sua moglie sterile, potesse nascere il precursore del Messia. 
SMOM - 1993
Gesù e Giovanni Battista

Tutta gioia è stato l’incontro nel seno materno di Giovanni Battista e di Gesù, frutto del grembo di Elisabetta e di Maria.

Maria ha esultato di gioia nel Signore. Non ha risposto alla lode di Elisabetta e al suo complimentarsi per aver creduto alle parole dell’angelo; ma si è posta subito e solo a lodare il suo Signore. Quanto avvenuto in lei è solo opera del Signore suo Dio, di cui si è resa strumento, serva della sua parola. La lode non vuole riceverla per se; ma deve riconosciuta per il suo Signore, per quanto ha operato in lei, che ha espresso nel cantico delle meraviglie di Dio: il Magnificat. 

Nel suo cantico Maria non compone una sua lode al Signore Dio; ma lo riprende dai vari passi biblici, come grani di un rosario per comporre il suo cantico al Signore. Quel cantico con cui la identifichiamo nel Magnificat. 

Questo ci fa capire la familiarità che Maria aveva con la Parola, per cui all'annuncio dell’angelo, adusa ad ascoltare la parola di Dio e farla propria, ha esclamato:”Sono la serva del Signore, si faccia di me secondo la sua parola”.

VATICANO - 1992
Annunciazione
Il Magnificat è composto da tante strofe prese dai vati passi della sacra Scrittura. “L’anima mia magnifica il Signore” sono le parole che Anna, la madre del profeta Samuele pronunziò entrando nel tempio, per donare suo figlio al servizio del tempio di Dio; come aveva promesso al Signore, quando essendo sterile, lo aveva pregato:“se toglierai da me la vergogna di essere infeconda, ti consacrerò il frutto delle mie viscere, nel servizio al tempio del Signore. “Il mio spirito esulta in Dio mio salvatore” è preso da un passo di Isaia; mentre “santo è il suo nome” è un verso preso da un salmo. La parte finale del magnificat, con riferimento ad Abramo è preso dalla Genesi. La preghiera diventa parola di Dio composta per farla ritornare a lui nella lode.

In questa sintonia tra la parola di Dio fatta preghiera e Maria i carmelitani hanno visto il modello del vivere in Dio, del pregare, del servirsi della stessa parola di Dio, come risposta a Dio che parla e ci invita al suo ascolto.

Altrettanto dobbiamo fare noi. Dopo aver ascoltato attentamente la parola di Dio, come avviene nella messa, a Dio possiamo dire “Ascoltaci Signore”, come risposta a lui che ci ha parlato. Nella preghiera non possiamo divagare da quanto ci ha comunicato, come fanno i bambini verso la loro mamma, che nel dare i consigli al figlio perché si comporti bene, ha come risposta le sue richieste personali, disattendendo i consigli della mamma. 

Maria è stata costantemente in ascolto di Dio, per questo ci è maestra e modello. Poiché Maria ci è sorella e madre dobbiamo saper modulare il nostro rapporto con Dio sul suo modello. 

Ci dice la scrittura:”Se oggi ascolterete la voce del Signore, non vogliate indurire il vostro cuore e le vostre orecchie”. 

Il Signore ci renderà conto di ogni parola uscita dalla sua bocca e rimasta inascoltata.


P. Anastasio Francesco Filieri O Carm

mercoledì 8 luglio 2015

Novena del Carmine, secondo giorno


SMOM - 2001
Madonna del Rosario
Maria serva della Parola 

Il cuore della spiritualità carmelitana è il “meditare notte e giorno la parola del Signore ed essere perseveranti nella preghiera”. Come è possibile meditare e pregare notte e giorno?

La nostra regola vuole impegnarci a vivere in Dio, facendo risuonare sempre dentro di noi la sua parola, la sua volontà, per viverla ed essere in dialogo con il Signore, mediante la preghiera.

E’ il vivere alla presenza di Dio, sul modello di Elia che di fronte al Re Acab, che aveva permesso alla moglie di portare in Israele, nel popolo di Dio, il culto di Baal, sentenziò: “Viva Dio alla cui presenza io sto”, profetizzando che in Israele ci sarebbe stata, per punizione divina, una dura carestia.

Di questo modello eliano di vita carmelitana: “vivere alla presenza di Dio” i frati carmelitani hanno visto in Maria la maestra e la modella nel vivere in Dio, accettando il disegno di Dio su di loro.

Maria si è fatta serva di Dio, della sua Parola. Il Padre ha inviato lo Spirito Santo per fecondare il grembo di Maria, e dal suo grembo verginale ha partorito Cristo Gesù, il Figlio di Dio.

La santissima Trinità ha preso possesso di Maria e l’ha rivestita della divinità.

Ci dice la sacra scrittura che quando giunse la pienezza dei tempi Dio mandò suo Figlio, nato da donna. Molto presente era l’attesa messianica in Israele, come avevano preannunziato i profeti. In particolare Isaia aveva predetto che dal tronco di Jesse sarebbe nato un virgulto. Jesse era il padre di Davide. 


ITALIA - 2010
Davide taglia la testa a Golia
L’annunzio profetico era che dalla discendenza di Davide, della cui stirpe faceva parte Maria, sarebbe nato il Cristo Messia. Il cieco che chiedeva la guarigione a Gesù gli gridò: “Figlio di Davide abbi pietà di me”. E Gesù attestò che la sua fede lo aveva salvato, riconoscendolo Cristo Messia. Inoltre il profeta Isaia attestava che :“Una vergine concepirà e partorirà un Figlio, che sarà chiamato l’Emanuele, il Dio con noi”. 

Questa profezia biblica è impressa su un inginocchiatoio, con Maria in contemplazione, da tanti pittori, che hanno plasticamente raffigurato l’Annunciazione. Maria ha avuto l’annunzio dall'angelo, che da Lei sarebbe nato il Cristo Messia, mentre aveva tra le mani la sacra scrittura. Cioè era in ascolto della Parola di Dio. All'annunzio dell’angelo, avuta spiegazione che lo Spirito Santo l’avrebbe fecondata, Maria ha proclamata:“Sono la serva del Signore, si faccia di me secondo la sua Parola”. 

Maria si è fatta serva della Parola di Dio, del disegno di Dio su di lei e sull'umanità. Non esaltazione da parte di Maria, che poteva sentirsi privilegiata da Dio, a differenza di altre donne; ma ha solo attesi a far proprio il disegno di Dio su di Lei. Dirà nel magnificat: “Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva”. 

Maria era promessa sposa a Giuseppe, quindi era impegnata a sposarsi con Giuseppe. Dinanzi al disegno di Dio su di lei si è fatta solo serva della sua volontà. Di tutto questo non ha dato notizia al suo prossimo sposo. Ha lasciato tutto nelle mani di Dio che, tramite un angelo, venuto in sonno a Giuseppe, lo ha invitato a prendere con se Maria, perché quanto avvenuto in lei, era opera dello Spirito Santo. 

MALTA - 1951
Madonna con lo scapolare
Questa disponibilità totale a Dio, questo essere in ascolto della Parola di Dio, questo attendere solo a Dio, per essere in Dio e vivere di Dio, ha fatto si che in un primo momento, prima dell’apparizione della Madonna con lo scapolare, fosse l’Annunciazione dell’angelo alla Madonna la festa principale dei frati sul Monte Carmelo. 

Maria annunziata dall'angelo, fattasi serva della parola di Dio, era rappresentata in fondo all'oratorio sul Monte Carmelo. I carmelitani si stringevano attorno, per sentirla sorella nel cammino di ascolto di Dio, dell’ essere e vivere in Dio, alla sua presenza, sul modello del profeta Elia.

Per questo la regola è piena di esortazioni, sul modello di Maria, di attendere alla parola e alla preghiera, incessantemente. “La parola di Dio dimori abbondantemente nei vostri cuori e sulle vostre labbra” e “tutto quanto fate, fatelo sulla parola del Signore.

Come per Maria, serva della parola del Signore, il carmelitano, sul suo esempio, deve compiere ogni opera spinto dall'adesione alla parola e in ogni momento sarà in ascolto, in sintonia con la parola di Dio.

P. Anastasio Francesco Filieri O Carm

martedì 7 luglio 2015

Novena del Carmine, primo giorno



CILE - 1970
Vergine del Carmelo
Maria e il Carmelo

La storia del Monte Carmelo affonda le sue radici nell'Antico Testamento, ha il suo apice nella costituzione della fraternità sul Monte Carmelo, presso la fonte di Elia, e la donazione dell’abito della Madonna, come segno di protezione a coloro che si erano costituiti fratelli della Beata Vergine Maria sul Monte Carmelo.

Questa sera faremo una sintesi di quella che sarà la riflessione, la meditazione, il cammino che ci porterà a sentirci fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, perché rivestiti del suo abito e posti sotto la sua protezione.

Carmelo significa giardino fiorito. Questo perché, in una regione pre-desertica, il Monte Carmelo è una vasta collina lussureggiante, ad una altezza di 600 metri. Il Canto dei Cantici inneggiando alla sposa afferma: “il tuo capo è come il Carmelo”. Questa espressione è stata ripresa dalla liturgia ed attribuita alla Madonna, per esprimerne la bellezza.

Il Monte Carmelo nell'Antico Testamento si è identificato con la presenza del profeta Elia. Il profeta che viveva alla presenza di Dio, che ardeva come fuoco per il Signore Dio, combattendo contro gli idoli e i falsi profeti. 

ISRAELE - 2010
Giardino fiorito
Uomini di Dio vollero seguire le sue orme, la sua scelta di vita, per vivere alla presenza di Dio. 

Al tempo delle crociate soldati crociati, poste le armi, e pellegrini si unirono agli uomini che vivevano lo spirito di Elia sul Monte Carmelo e formarono una fraternità, costruendo un monastero presso la fonte di Elia. Il Patriarca di Gerusalemme diede loro una regola di vita, prendendola da quello che era il loro vissuto e aveva il modello nella primitiva comunità cristiana in Gerusalemme. 


La novità di concezione di vita in Cristo, era costituita dall'aver messo in fondo all'oratorio, il luogo della celebrazione eucaristica, il quadro della Madonna. Al centro dei frati la Madonna, come sorella attorniata dai fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo.

Nel trasferirsi in occidente, in Europa, i carmelitani trovarono difficoltà ad essere accolti dalla Santa Sede, il motivo era da ricercarsi nel fatto che in quel tempo vi erano molti ordini religiosi militari, come il potente ordine teutonico e vari ordini cavallereschi che la Santa Sede voleva restassero solo in Terrasanta.


VATICANO - 1976
Il Profeta Elia

I Carmelitani si rivolsero alla Madonna quale loro protettrice, perché fosse Lei a intervenire. Ed ecco l’apparizione della Madonna che consegna a San Simone Stok lo scapolare, segno della sua protezione e segno che i carmelitano si rivestissero di Lei, appartenessero a Lei, ritenuta madre e sorella.

Maria è per i carmelitani, che “vivono nell'ossequio di Cristo per servire lui con cuore puro e retta coscienza”, il modello. Chi più di Lei è vissuta in ossequio a Cristo Gesù? Lo ha generato, è vissuta in comunione nella casa di Nazaret, lo ha accompagnato al Tempio di Gerusalemme in pellegrinaggio, lo ha seguito nel suo percorso di evangelizzazione e con Gesù è salita sul calvario, ponendosi sotto la croce e ricevendo da Cristo il mandato di essere la madre di Giovanni e per mezzo suo, madre di tutti noi. 


SMOM - 2004
Annunciazione di D. Bouts
L’annunciazione, ove Maria si è proclamata serva della parola e il Cenacolo, ove Maria si è costituita madre della chiesa, convocando fratelli e sorelle, discepoli ed apostoli e dare inizio all'opera della chiesa, sono i punti di riferimento nell'essere in Maria e con Maria. Quel convocare fratelli e sorelle attorno a se è per noi carmelitani l’emblema della fraternità carmelitana.

Percorreremo questo itinerario partendo dall'uomo di Dio che viveva alla sua presenza:Elia, che ha ispirato la spiritualità carmelitana. Percorreremo l’itinerario di Maria dall'annunciazione al momento in cui, preservata da ogni macchia è salita al cielo in corpo e anima.

Un itinerario che ci farà immettere nello spirito di Elia, per essere uomini di Dio, che vivono alla sua presenza; ci permetterà di prendere confidenza con Maria sorella e madre che ha voluto rivestirci del suo santo abito, per consacrarci a lei e imitarla nell'ossequio a Cristo.



P. Anastasio Francesco Filieri O Carm

venerdì 3 luglio 2015

Aspettando la Solennità della Beata Vergine del Monte Carmelo


da Martedì 7 Luglio comincerà al Novena che ci condurrà alla

Solennità della Beata Vergine del Monte Carmelo

Conosciamo bene cosa è per noi il "Carmelo" ?
Maria "Fiore" del Carmelo ?


Fiore del Carmelo, 
Stella del Mare

Nella sequenza o canto del Flos Carmeli, che i carmelitani da secoli rivolgono alla Madonna è racchiuso tutto il patrimonio di fiducia e amore dei fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. 

Maria è il fiore del Carmelo, 
vite fiorita e splendore del cielo

dice il canto. In una terra pre-desertica, qual è il territorio israeliano, l’estesa altura del Monte Carmelo, con la sua coltura lussureggiante e bellezza è configurata a Maria: fiore, vite che fiorisce, cielo terso e splendente, e stella del mare conclude il canto; perché il Monte Carmelo si affaccia sul Mare Mediterraneo. Stella Maris in latino, in ebraico e in arabo è la scritta della via che dal mare, in una chilometrica salita, conduce al Monte Carmelo. La realtà geografica del Carmelo, la sua fioritura, la sua bellezza è figura della Madonna; tanto che il Cantico dei Cantici, nell'elogiare la bellezza della sposa, dice:

AUSTRIA - 2013
Madonna miracolosa
”Il tuo capo è come il Carmelo”.

Il cuore della preghiera a Maria è: ”Sii propizia ai carmelitani, o Stella del Mare”. La Santa Sede non voleva che gli ordini cavallereschi che avevano combattuto nelle crociate in Terrasanta, come l’ordine teutonico e tanti altri, avessero modo di espandersi in Europa. I carmelitani provenivano dalla terrasanta. Di qui la difficoltà ad essere annoverati tra gli ordini religiosi mendicanti in Europa e approvare la loro Regola di Vita, formulata da Albero, Patriarca di Gerusalemme.

I Carmelitani si rivolsero a Maria loro Madre: ”Fiore del Carmelo, sii propizia a noi carmelitani o Stella del Mare”, come termina il canto. 





MALTA - 1951
La Madonna dona lo scapolare
La Madonna apparve e 
donò lo scapolare, 
quale segno di protezione materna 
per i carmelitani. 
Dopo tanto e prolungato tergiversare 
la regola di vita dei carmelitani 
fu approvata dalla Santa Sede 
e l’ordine ebbe modo di espandersi in Occidente.


Come abbiamo notato nei giorni precedenti, Maria apparve ai pastorelli di Fatima il 16 Luglio rivestita come Madonna del Carmine. Suor Lucia entrò in un monastero carmelitano e lì finì i suoi giorni. Inoltre l’ultima apparizione di Lourdes a Bernadette avvenne il 16 Luglio. Una coincidenza di apparizioni come conferma dell’apparizione della Madonna del Carmine con lo scapolare. 

SMOM - 1995
Chiesa di S. Francesco in Tarquinia
I carmelitani hanno considerato Maria sorella e madre. Sorella perché li ha rivestiti di lei, del suo abito, e madre perché tale l’ha voluta Cristo Gesù sull'altare della croce, donandola a Giovanni e per lui a tutti noi. E nel cenacolo adunò fratelli e sorelle, discepoli e apostoli.

Il Monte Carmelo è il luogo ove Elia esercitò il suo ministero profetico, combattendo contro quanti volevano rompere l’alleanza con il Signore Dio di Israele: il re Acab, la regina sua moglie Gezabele, che aveva introdotto il culto del dio Baal e i profeti, da lei foraggiati. 

Il libro dei Re fa irrompere Elia nella storia di Israele mentre si pone di fronte al re:”Viva Dio, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando io lo comanderò”. Da notare che Elia fece questa drammatica affermazione al re, attestando di essere alla presenza di Dio. L’essere in Dio, alla sua presenza, ha affascinato tanti che lungo i secoli sono vissuti, quali figli di Elia, sul Monte Carmelo, nei segni della sua presenza: la grotta e la fonte di Elia, indicandola, quale segno, fonte ispirante di vita in Dio.

VATICANO - 2006
Madonna col Bambino del Mantegna

Elia fu perseguitato da Gezabele, si rifugiò presso il torrente Karit, andò in interra pagana, aiutò una donna per sovvenire alla carestia, ridonò la vita al figlio morto e dopo tre anni ritornò per una sfida sul Carmelo, tra lui e i falsi profeti. Venne eretto un altare con la vittima per il dio Baal e uno per il Dio di Israele. Pregarono ambedue i profeti e sull'altare cui sarebbe disceso il fuoco dal cielo, quegli attesterà essere il vero Dio. Il fuoco discese dal cielo, bruciò vittima e altare su cui aveva pregato Elia, e invocato il Dio di Israele. Subito dopo Elia invitò il re Acab a salire sulla cima del Monte e mandò il suo servo per vedere se apparisse la nube che allargandosi avrebbe bagnato la terra. Dopo la settima volta una nube, che nella tradizione latina dice:”Quasi vestigium ominis”, quasi a forma d’uomo, si allargò e la pioggia cadde abbondante. In quella nube a immagine di uomo i pii carmelitani hanno pensato di poter intravedere la Madonna. 

AUSTRIA - 1977

Inoltre un’altra tradizione o leggenda vuole che la Madonna come è salita al Tempio di Gerusalemme, sia salita sul Monte Carmelo, non lontano da Nazaret in pellegrinaggio 
presso la grotta di Elia, il più grande dei profeti. Attualmente la grotta di Elia è chiesa e sinagoga; ma per imposizione; era solo chiesa carmelitana.

riflessioni di  P. Anastasio Francesco Filieri O Carm


Flos Carmeli
Vitis florigera,
splendor coeli,
virgo puerpera.
Singularis.
Mater mitis
sed viri nescia.
Carmelitis esto propitia.
Stella maris. 
                                                       


Fior del Carmelo
Fior del Carmelo,
fiorente vite.
O sorridente, splendor del cielo.
Sei singolare, creatura bella,
il cui virgineo seno fiorì.
Madre di miti, casti pensieri
ai carmeliti, figli sinceri
il patrocinio non ricusare
o rilucente, Stella del mare.



Passo Passo verso Maria

SOLENNITA' DELLA BEATA VERGINE MARIA DEL MONTE CARMELO
La Sacra Scrittura esalta la bellezza del monte Carmelo, là dove il profeta Elia difendeva la purezza della fede d'Israele nel Dio vivente. In quei luoghi, all'inizio del XIII secolo ebbe giuridicamente origine l'Ordine Carmelitano, sotto il titolo di S. Maria del Carmelo. Questo titolo, quasi compendio dei benefici della Patrona, cominciò a venir celebrato fin dal secolo XIV, dapprima in Inghilterra, quindi gradatamente in tutto l'Ordine. Raggiunse il massimo splendore ai primi del secolo XVII, allorché il Capitolo generale lo dichiarò festa principale e speciale dell'Ordine, e Paolo V lo riconobbe come titolo distintivo della Confraternita dello Scapolare.


LA VERGINE MARIA NEI CONSTITUZIONI
Nella Vergine Maria, Madre di Dio e tipo della Chiesa, i Carmelitani trovano l'immagine perfetta di tutto ciò che desiderano e sperano di essere. Per questo Maria è sempre stata considerata la Patrona dell'Ordine, del quale è detta anche Madre e Decoro e che i carmelitani ebbero sempre davanti agli occhi e al cuore come la “Vergine Purissima”. Guardando a lei e vivendo in familiarità di vita spirituale con lei, impariamo a stare davanti a Dio e insieme come fratelli del Signore. Maria infatti vive in mezzo a noi come madre e come sorella, attenta alle nostre necessità, e insieme a noi attende e spera, soffre e gioisce. 
Lo scapolare è segno dell’amore materno, permanente e stabile, di Maria verso i fratelli e le sorelle carmelitani.
Nel seguire la sua tradizione, soprattutto a partire dal secolo XVI, il Carmelo esprime la vicinanza amorosa di Maria al popolo di Dio mediante la devozione dello scapolare: segno di consacrazione a lei, veicolo dell’aggregazione dei fedeli all'Ordine, e mediazione popolare ed efficace di evangelizzazione.


MARIA, MODELLO DI OGNI VOCAZIONE - LA VERGINE MARIA È NOSTRO MODELLO NEL SEGUIRE IL CRISTO
La consapevolezza che la persona di Maria è modello fondamentale di vita cristiana accompagna la storia del Popolo di Dio da secoli e costituisce un elemento essenziale della spiritualità carmelitana. Ma l’eccezionalità della vicenda umana di Maria, a volte, ha anche creato un certo "distacco spirituale” tra la vita dei fedeli e l’esperienza della nostra Mamma celeste. In altri termini, si è portati a credere che il cammino di fede di Maria sia stato radicalmente diverso da quello che possiamo sperimentare noi. Di più, talvolta si crede che per Maria sia stato assente il bagaglio di difficoltà, dubbi, incertezze che ci affliggono quando ci disponiamo alla sequela di Cristo.

La Parola di Dio, però, ci suggerisce un altro approccio alla figura di Maria, facendone un modello completo di vita cristiana, anche riguardo alla modalità con cui la "chiamata” di Dio si è manifestata nella sua vita. Per questo Maria, oltre che modello di ogni virtù, di vera carità, di piena obbedienza, è "modello di ogni vocazione”



LA "VOCAZIONE PROGRESSIVA” DI MARIA
La prima cosa che Maria ci svela sul mistero della sua e della nostra chiamata è l’importante dato che essa non si riduce ad un singolo momento risolutivo, ma si ripresenta, si completa, si manifesta per gradi successivi all'interno del cammino della vita. La "vocazione” di Maria alla "maternità divina”, nel noto brano dell’Annunciazione è solo il "primo passo” per lei, nell’assunzione del suo ruolo di "corredentrice”, che va oltre e chiede molto di più del suo "umile servizio” al Mistero dell’Incarnazione del Verbo nel suo grembo di donna.

Anzi questo "passo” non è neppure veramente il "primo” nella chiamata che Dio fa a Maria. Perché Maria si pone già come compimento di una serie di promesse precedenti, annunciate nell’Antico Testamento dai profeti e da varie figure femminili che "preludono” e "preparano” l’avvento della "piena di grazia”, della "figlia di Sion”, della "madre del popolo”, della "salvezza portata da una donna” (pensiamo a proposito alle figure di Miriam, sorella di Mosè, di Debora, giudice in Israele, di Giuditta, salvatrice del popolo, come anche Ester).

Un "passo”, quindi, che precede l’incontro diretto tra Dio e Maria. Ogni "chiamata” nasce infatti così, da una promessa del Dio di Misericordia al suo popolo. Ogni "chiamata” è già conseguenza di una "storia di salvezza” alla quale tutti possiamo offrire la nostra collaborazione. Maria è chiamata prima di tutto a essere "donna del suo popolo”, "figlia di Abramo e dell’Alleanza”. Poi è chiamata a essere "Madre del Salvatore”.



IL "SECONDO PASSO”: PROFETESSA
Ma se le parole dell’Angelo avevano turbato Maria, quanto più l’avrà turbata lo scoprire che il Signore non si accontenta di una "Madre” per il suo Figlio, ma pretende da lei altri "umili servizi”. Così Maria diventa "viaggiatrice”, spinta a portare la Parola di Dio "altrove”. Diventa "annunciatrice”, "profetessa” e sempre più "serva”. L’episodio della Visitazione manifesta come nella vita di Maria la "chiamata” si arricchisca di significati e compiti nuovi, da subito. Anche le nostre "chiamate” hanno questa tendenza a "proliferare”, a diventare apparentemente più complesse, pur restando semplici nel loro aspetto fondamentale di "servizio del Signore”. La piccola giovane di Nazareth non si tira indietro, quando si accorge che le richieste dell’Amore Incarnato si fanno su di lei più esigenti. La sua vita non ne è diminuita, bensì ampliata. La fatica aggiuntiva non è privazione, ma ricchezza, dono di grazia.

In questo Maria è per noi fonte di speranza, per noi che spesso ci lamentiamo del fatto che, una volta intrapresa la via del sequela di Cristo, gli impegni aumentano, il tempo scarseggia, la vita ci viene "risucchiata” sempre più. Maria comprende che "perdere la vita” la rende più piena, non più povera.

IL "TERZO PASSO”: UN FIGLIO PER TUTTI
Quanto poco ci rendiamo conto dello shock che Maria avrà provato quando, dopo la nascita di Gesù a Betlemme, si è vista comparire davanti i Magi, questi saggi che portano doni per un "Dio fatto uomo” che improvvisamente non sembra più solo "Messia d’Israele”, ma "Salvatore dell’Umanità”. Certo sarà stata orgogliosa, come ogni madre, degli onori dati a suo Figlio, ma poi avrà compreso che questi "pagani” avrebbero usufruito dei frutti del suo "umile servizio” aldilà dei confini d’Israele e della Alleanza del Sinai. Non banalizziamo questo aspetto, non è stato chiaro che Gesù fosse venuto per la salvezza di tutti gli uomini, se non quando la predicazione apostolica era già avviata e Paolo e Pietro iniziarono l’Annuncio ai "pagani”. Maria non aveva ricevuto delucidazioni a riguardo, questa novità l’ha colta di sorpresa, forse l’ha anche scandalizzata al primo impatto. Suo Figlio doveva regnare sulla "casa di Davide”, aveva detto l’angelo. Non su tutti i popoli. Non fra gli "impuri”, questi Magi, che se avessero toccato Gesù lo avrebbero "contaminato”, secondo la tradizione biblica. Il Signore le stava già indirettamente chiedendo di "servire” tutta l’umanità, ma non era ancora chiaro fino a che punto, e a che prezzo.

La grande tenerezza di Dio, che "prepara” Maria a piccoli passi a quella che sarà la "pienezza” della sua vocazione, si manifesta in questa delicatezza con cui gradualmente le consente di accettare che suo Figlio, il frutto della sua "carne” dovrà mischiarsi con gli "impuri”, i "peccatori”, i "nemici del popolo”, gli "estranei”. E Maria, meditando nel suo cuore questi Misteri, compie un altro passo.

Anche per noi Dio ha tutti questi riguardi, non ci svela subito l’estensione della sua chiamata e delle rinunce e difficoltà che la costelleranno, perché il nostro animo non ne saprebbe reggere il peso all'inizio del cammino, ma andando avanti, seguendo Gesù che va a Gerusalemme, verso la Croce, seguendo Maria, nostro modello, che medita, impara, giorno dopo giorno, allora diventa tutto possibile.


IL "QUARTO PASSO”: UNA SPADA TI TRAFIGGERÀ IL CUORE
Non basta la sconcertante consapevolezza che questo Figlio così particolare è inviato anche ai "pagani”, ora Maria viene messa di fronte a un’altra rivelazione che arricchisce la sua "vocazione”: ci sarà sofferenza quando il Mistero di Salvezza di suo Figlio si compirà. Maria comprende che sarà nel dolore, in un grande Mistero di Dolore, affinché il popolo sia salvo, affinché anche i "pagani” siano salvi! Cosa avremmo detto noi? "Ma Signore, non solo mi chiedi di mettere a repentaglio la mia reputazione, rimanendo incinta prima della convivenza con il mio sposo Giuseppe. Non solo mi chiedi di accettare che i "pagani” ricevano i frutti del mio "servizio”. Ora mi dici che dovrò anche soffrire perché questo avvenga. Non mi stai chiedendo troppo?”. Maria, però, continua a meditare: non tutto è chiaro e ormai lei si sta abituando a questa "chiamata” per gradi. Sa che quello che sembra incomprensibile oggi avrà una spiegazione più avanti nel cammino, basta avere fede e continuare a meditare nel cuore tutto ciò.

Ancora una volta è modello: perché anche nelle nostre "chiamate” ci sono "profezie” delle prove che verranno, non per spaventarci, ma per iniziare la preparazione che ci renderà capaci di attraversarle, se modellati dalla volontà di Dio e guidati dalla grazia dello Spirito. Lo stesso Spirito che dal giorno dell’Annunciazione continua a sospingere Maria sempre più avanti, sempre più sotto la Croce.


"ALTRI PASSI”
Potremmo analizzare gli arricchimenti alla "chiamata” di Maria che vengono da altre esperienze che essa ha attraversato: la fuga in Egitto, lo smarrimento di Gesù adolescente a Gerusalemme, l'itineranza della predicazione del Figlio. Fermiamoci solo, prima del "passo” finale, a contemplare l’episodio delle nozze di Cana. Il Vangelo di Giovanni si premura di dire alcune frasi che illuminano il ruolo di Maria in questa vicenda, come "catalizzatrice” del primo miracolo pubblico di Gesù. Il testo cita, apparentemente in modo casuale, che "vennero invitati anche Gesù e i suoi discepoli”, ma non è banale la presenza dei discepoli. Infatti al termine del brano, quando il "miracolo” è compiuto, il testo dice che "Gesù così manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui”. I "discepoli” sono i destinatari del "miracolo”, della "manifestazione”. Maria diventa strumento della conferma della fede nei discepoli del Figlio. Il suo "umile servizio” ora è chiaramente non solo rivolto al Figlio, ma a coloro che camminano alla sua sequela. La responsabilità della "chiamata” aumenta e prepara Maria all'estensione senza confine di questo suo ruolo di "Madre dei discepoli”, di "consolidatrice” della fede dei credenti.

Sempre, anche nelle nostre vocazioni, le responsabilità aumentano. Sempre più persone vengono a "dipendere” dalla nostra adesione al progetto di Dio. Un peso maggiore? No, una grazia in più.


"L’ULTIMO PASSO”: SOTTO LA CROCE
Ed ecco, il compimento della "vocazione” di Maria, iniziata come "Madre del Salvatore”. Sotto la Croce, la "vocazione” giunge a pienezza, per ciascuno di noi. Al termine di un cammino, non all’origine. Ma un termine non definitivo, che è anzi "porta di salvezza”, ingresso in una vita che non finisce più. Per Maria sotto la Croce arriva la richiesta di diventare Madre del "discepolo che Gesù ama” donandosi sulla Croce. Madre di OGNI discepolo, quindi. Madre di Misericordia, perché deve accettare come Figli "gli assassini di suo Figlio”, che però, al suo cuore ormai reso "sapiente” da anni di meditazione del Mistero, non appaiono più con questa atroce etichetta. Non sono gli "assassini di suo Figlio”, ma gli uomini e le donne per cui suo Figlio dona la vita. Madre della Chiesa, anzi Madre dell’Umanità. La "vocazione” appena accennata anni addietro ora è chiara! Nel momento più terribile, umanamente, nel momento più "pieno”, secondo il Mistero della Salvezza, Maria sente e accoglie la "chiamata” che la introduce nella "vita eterna” e le presenta il "servizio” che compirà "al cospetto di Dio”, una volta Assunta in cielo e incoronata Regina a fianco del Figlio, dopo aver pregato con la Chiesa nascente fino all'effusione dello Spirito.

Noi sappiamo che Maria è nella Gloria, ma dimentichiamo spesso che nella Gloria è "serva” come "servo” è il Cristo Risorto, perché nel Regno dei Cieli chi "governa” è "servo di tutti”.


ALCUNE CONSIDERAZIONI PER NOI
Non so quanti lettori o lettrici hanno fatto l’esperienza di uno o più di questi "passi”. Forse alcuni hanno iniziato a compiere anche l’ultimo, se la Croce è ormai manifesta nella loro vita. Certo è che questo ultimo "insegnamento” di Maria e cioè che la "vocazione” è completa, piena, solo sotto la Croce è veramente la scoperta più bella ma anche più sconvolgente, in senso buono, spero. Nel nostro cammino personale e comunitario la "vocazione” subisce molte prove, molti inciampi, molti dubbi… perché essa si avvia a chiarirsi nell'approssimarsi della Croce. Se non rifuggiremo dal Mistero che ci salva, la nostra "chiamata” ci sarà finalmente chiara. Se "staremo in piedi sotto la Croce con Maria” allora anche la scelta apparentemente più difficile e assurda (amare e servire gli assassini del proprio Figlio) diventerà praticabile per grazia. Questo chiediamo a Maria, che, con pazienza, ci guidi fin lì dove il Mistero si compie (articolo di Alessandro Maggi).




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